“Intendiamo accelerare sui disegni di legge sul consumo del suolo. In queste ore ho fatto una riunione con le compagini di governo per chiudere la quadra. C’è necessità della norma, stiamo viaggiando a ritmi di 4 metri quadrati al secondo di territorio cementificato”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, commentando l’ultimo rapporto Ispra-Snpa, presentato qualche giorno fa a Palazzo Madama.

Già, perché del consumo di suolo se ne parla da anni. Finora senza grande costrutto: soltanto al Senato sono depositati 12 disegni di legge in materia, presentati da schieramenti contrapposti. “Come ministro… posso fare il raccordo fra le norme regionali e quella nazionale. Infine ho aperto un tavolo di confronto per prendere le migliori idee dal territorio e poter arricchire la norma nazionale”, ha sostenuto Costa.

È innegabile che servirebbe una legge unica alla quale far riferimento. È evidente che sarebbe importante poter contare su una legge nazionale, che non ammetta deroghe. Si eviterebbero scempi in tante regioni nelle quali, invece, ci si attiene a norme che nella sostanza non tutelano i territori.

Non ne salvaguardano la sopravvivenza degli elementi distintivi. Anzi, a volte, nonostante i titoli delle disposizioni sembrino indicare il contrario (“Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo”), in realtà non tengono in alcuna considerazione la conservazione. Un esempio eclatante è costituito dal Veneto.

È la regione del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene dallo scorso luglio è Patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. Vigneti distesi su una superficie di circa 7000 ettari. Ma è anche la regione del turismo invernale, sostenuto dall’enormità di impianti sciistici, dal Monte Baldo alla Lessinia, dalla montagna vicentina di Asiago e di Recoaro al Monte Grappa e al Pian del Cansiglio, dall’Alpe del Nevegal al Monte Avena, all’Alpago. E poi le Dolomiti, dall’Agordino con Arabba e Marmolada a Cortina d’Ampezzo, San Vito, Pieve di Cadore, Auronzo Misurina, Comelico Superiore, Sappada e il Comprensorio del Civetta. Per un totale di 256 di risalita e con più di 700 chilometri di piste.

È la regione dei tanti impianti del micro idroelettrico, lungo corsi d’acqua piccoli e grandi ed è anche la regione dei capannoni industriali: da una stima recente di Assondustria VenetoCentro sarebbero 92mila, 32mila solo fra Padova e Treviso. Ma soprattutto, 11mila ormai dismessi e inutilizzati. Non è tutto: è anche la regione delle strade aperte dai fondovalle a molti dei rifugi d’alta quota. Strade bianche percorse da un sempre maggior numero di fuoristrada.

Una regione che da anni ha deciso di “valorizzare” i suoi territori. Spianando colline per impiantare nuovi vigneti, disboscando versanti per poi realizzare nuovi impianti di risalita e irregimentando lunghi tratti spondali di corsi d’acqua per poi piantare centraline di impianti idroelettrici. Peccato che la presunta valorizzazione, che permette riconoscimenti importanti per il prosecco, con turismo invernale in aumento e un incremento delle fonti rinnovabili alternative, abbia dei costi. Per gli stessi territori che si “valorizzano”. Ma che in realtà si desertificano.

“In Veneto, regione i cui parametri ecologici (aria, acqua, suolo) sono fra i peggiori d’Europa, diventano insopportabili anche quei commenti e giudizi critici da parte di non leghisti, come se il record di 923 ettari di suolo consumato nel 2018 si materializzasse all’improvviso e non fosse agevolato da norme regionali, passate sotto traccia e nell’indifferenza politica generale, che quel consumo autorizzano, istituzionalizzando ben 15 deroghe, contenute in una legge… beffardamente definita ‘per il contenimento del consumo di suolo’”.

L’AUTONOMIA VENETA “DIFFERENZIATA” IN CEMENTO, BITUME E GHIAIAColpisce lo “sbalordimento annuale” (come i Rapporti…

Pubblicato da Dante Schiavon su Lunedì 23 settembre 2019

Dante Schiavon, “un angelo del suolo”, come si definisce lui su Facebook, scrive anche che “il Veneto è la Regione con il maggior incremento di suolo consumato. Questo dato dovrebbe mettere il bavaglio a chi quella legge l’ha voluta e a chi non si e speso per denunciare l’incostituzionalità di norme che, sotto la voce ‘governo del territorio’ (materia concorrente, art.117 Costituzione), stravolgono lo ‘stato dell’ambiente’ (materia di competenza statale, art.117 Costituzione) privando i cittadini veneti dei molteplici ‘servizi ecosistemici del suolo’”.

In fondo il problema è anche questo: l’emergenza ambientale che i veneti subiscono a causa di politiche miopi. Politiche che vengono propagandate come “di sostegno allo sviluppo”, quando nella realtà rincorrono il disastro. Ne coltivano il compimento.

“Ci siamo assuefatti all’idea che si possa arrivare con la macchina fino a meno di un centinaio di metri dalle pareti delle 3 Cime”, scrive ancora Schiavon. Forse bisognerebbe che le scelte che riguardano i territori non venissero più indirizzate da piccole e grandi convenienze. E neppure dal folle desiderio di utilizzare scriteriatamente gli spazi che abitiamo.

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