La tassa del 2% sui prelievi in contanti è l’ultima trovata dei cervelloni della Confindustria, apprezzata subito da giornalisti e politici amici delle banche ma bocciata da ogni persona competente. Vedi in particolare i commenti di Vincenzo Visco o Dario Stevanato su Il Fatto Quotidiano.

Poiché però la discussione non si cheterà facilmente, vale la pena chiarire alcune cose. Per cominciare, è falso che solo in paesi quali la Grecia o l’Albania i contanti siano diffusi come in Italia. Anche in Austria o Germania grosso modo il 75-80% degli acquisti avviene in contanti, ma per non dispiacere alle banche in Italia nessuno lo riferisce. Ugualmente, è tenuto nascosto che la banca centrale tedesca (Bundesbank) non attacca mai i contanti, ma al contrario organizza convegni scientifici sul tema (Bargeldsymposium), dove il loro utilizzo viene difeso da esperti della massima autorevolezza. Un esempio fra i tanti: Udo Di Fabio, già presidente della Corte Costituzionale tedesca.

È pure falso che vi sia un rapporto stretto fra uso dei contanti e illegalità. Anzi, come osserva Doris Schneeberger della Banca centrale europea: “Non c’è nessuna correlazione statisticamente dimostrabile fra criminalità e uso del contante o anche fra la dimensione dell’economia sommersa e il contante”.

Ma soprattutto merita citare i diversi vantaggi di pagare in contanti, regolarmente taciuti da un giornalismo che al 99% è appiattito sugli interessi delle banche.

1. Non costa nulla, perché né banche né società di pagamenti elettronici raschiano via commissioni.

2. È sempre possibile e immediato, anche senza corrente elettrica, accesso a Internet e apparecchiature elettroniche.

3. Non taglia fuori i bambini o altre persone prive di conto in banca, immigrati ma anche italiani.

4. Non permette il tracciamento delle abitudini di consumo.

5. Garantisce la riservatezza anche per regali, beneficenza, elemosine ecc.

6. Prelevare contanti e poi pagare con essi dà senso della spesa e della disponibilità residua.

Ma da dove partono gli attacchi alle banconote? Dalle banche, perché i pagamenti in contanti sono i soli da cui esse non riescono a trarre nessun profitto, né diretto né indiretto. Così hanno inventato la lotta al contante, battezzandola War-On-Cash perché l’uso dell’inglese nobilita le trovate più bislacche. Hanno poi aggiunto il No-Cash-Day e il No-Cash-Trip, ovvero il giorno e il viaggio senza contanti, iniziative strampalate accolte però con obbedienti applausi. Chi andasse a proporle in Germania, Austria o Svizzera verrebbe preso per un mentecatto.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Usa, la politica capricciosa di Trump rischia di farci entrare in una gravissima crisi globale

prev
Articolo Successivo

Antitrust avvia procedimento su Telepass: “Discriminazione dei consumatori che intendono pagare con conti correnti esteri”

next