Ha deciso di lasciare Leu ed entrare nel Pd perché “con la destra peggiore di sempre non è più tempo di piccoli partiti e di fare troppi distinguo. A forza di farlo rischiamo solo di estinguerci”. A pochi giorni dall’uscita di Renzi dal Partito democratico, chi confluisce tra i dem è Laura Boldrini, ex presidente della Camera e deputata eletta nelle liste di Leu. In un’intervista a Repubblica anticipa la sua scelta, ricordando che “già alle Europee avevo votato Pd“, partito che “vuole aprire un dialogo con tutti quei mondi che, ieri e oggi, non si sentono più rappresentati e recuperare la fiducia dei giovani che non vanno più a votare”.

Ad accelerare la decisione della deputata è intervenuta la crisi di governo. “Ho atteso che fossero scelti ministri e sottosegretari perché non volevo assolutamente che il mio passaggio potesse far pensare a qualcuno che miravo a qualche incarico”. Per Boldrini “la destra va sfidata e contrastata con l’azione di un grande soggetto politico capace di incidere sulla società e che si batta contro ogni forma di disuguaglianza sociale, territoriale e di genere”. Aggiunge poi che vorrebbe fare la sua parte “nella costruzione di una grande forza popolare con diverse caratteristiche”, che metta in cima alle priorità la lotta al cambiamento climatico.

Una forza “ecologista, dall’economia al turismo passando per la mobilità, e trovo straordinaria – precisa – Greta e i nostri ragazzi di Fridays For Future che stanno mobilitando tante persone su mare inquinato dalla plastica, raccolta differenziata e riscaldamento climatico. Sono scesa in piazza con loro e continuerò a farlo”. E alla domanda se col suo ingresso e l’uscita di Renzi dai dem il Pd diventi più di sinistra risponde: “La mia decisione non è legata affatto all’uscita di Renzi e del suo gruppo. Ho maturato da tempo il mio passo. Rispetto, anche se non condivido, la scelta di Renzi, perché le divisioni non hanno mai portato bene e oggi c’è bisogno più che mai di unire le forze. Voglio credere all’impegno che ha preso di non indebolire il governo”.

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