New York, Palazzo di Vetro. I grandi leader del mondo si incontrano per il Climate Action Summit, il vertice delle Nazioni Unite che ha l’obiettivo di mettere a punto le misure dei singoli Stati per arginare gli effetti del cambiamento climatico. Protagonista è lei, Greta Thunberg. Un discorso, il suo, potente e severo a difesa di milioni di ragazzi che dovranno combattere contro i danni causati dall’inquinamento globale.

Ci sono anche loro, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. E, la foto notizia di fine serata postata sui social dal Presidente del Consiglio. Hamburger in mano e il post: “Dopo un’intensa giornata di lavoro alle Nazioni Unite, qui a New York, un vero hamburger americano nel cuore di Manhattan”.

Dopo un’intensa giornata di lavoro alle Nazioni Unite, qui a New York, un vero hamburger americano nel cuore di Manhattan

Pubblicato da Giuseppe Conte su Lunedì 23 settembre 2019

Non serve essere ambientalisti o vegani convinti per trovare un controsenso sulla foto postata dal Premier e l’importante lavoro che ha svolto nella giornata di ieri all’Onu. Chi si occupa di ambiente e chi vola dall’altra parte dell’Oceano per discutere di temi fondamentali come l’ecosostenibilità dei nostri sistemi produttivi e di vita, dovrebbe sapere che non si può sottolineare l’intenzione dell’Italia “di recitare un ruolo di primo piano nella lotta globale ai cambiamenti climatici” e ancora “per lasciare un pianeta vivibile ai tanti giovani che lo chiedono”, e poi mangiare un panino la cui produzione è uno dei principali responsabili degli effetti devastanti del riscaldamento globale.

Nel 2018, più del 99% degli animali consumati in America proviene da allevamenti industriali. Secondo le stime di Worldwatch, l’allevamento animale è responsabile del 51% delle emissioni globali annue, più di tutte le macchine, aerei, palazzi, gli impianti nucleari e l’industria messi insieme. E ancora, l’allevamento è responsabile del 91% della deforestazione in Amazzonia. Secondo la convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici, se le mucche fossero un paese, sarebbero terze in classifica per emissioni di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti. Sul pianeta ci sono all’incirca trenta animali allevati per ogni essere umano.

La lista di dati che provano come gli allevamenti intensivi non siano solo luoghi di tortura per gli animali, ma anche causa di distruzione dell’ambiente potrebbe continuare per centinaia di pagine (http://www.worldwatch.org). Quindi, se si vuole affrontare il tema del cambiamento climatico non si può prescindere da quello che mangiamo. Mangiare in modo consapevole è il primo e indiscutibile punto di partenza per cercare di cambiare rotta e lasciare alle generazioni future un mondo dove è ancora possibile respirare aria pura e non temere la prossima alluvione. Non è facile, ma basta iniziare.

Questo vale per tutti, perché nella settimana del Climate action week siamo tutti chiamati a fare qualcosa ed è quindi l’occasione per fare delle scelte. Come scrive Jonathan Safran Foer nel suo ultimo libro Possiamo salvare il mondo prima di cena, “dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. La scelta è questa, netta e drammatica”.

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