Dopo l’aumento del 2018, nei primi mesi del 2019 sono crollate le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano e, in generale, quelle dei prodotti caseari italiani verso il Canada. Questo nonostante l’export complessivo verso Toronto continui ad aumentare, a due anni dall’applicazione in forma provvisoria del Ceta, l’accordo di libero scambio del quale la ministra dem delle Politiche Agricole Teresa Bellanova vuole la ratifica, in barba ai dubbi manifestati da sempre dagli alleati di governo del M5S. Un dato, quello sui formaggi simbolo della produzione italiana, che si presta a diverse interpretazioni. Pochi giorni fa l’allarme di Coldiretti: in Canada si vendono otto pezzi di parmigiano falsi su dieci, mentre crollano del 32% le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, scendendo a 1,4 milioni di chili nel primo semestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Per Coldiretti la colpa è proprio del Ceta che “ha legittimato per la prima volta le imitazioni del Made in Italy, dando il via agli altri accordi con Giappone, Messico e nel negoziato con i Paesi del Mercosur, grandi produttori di formaggi italiani taroccati”. A ilfattoquotidiano.it, il responsabile dell’area economica della confederazione Lorenzo Bazzana ha commentato: “Poco furbo chi ha firmato l’accordo, che consente al Canada di continuare a scimmiottare i nostri prodotti”. L’analisi della Coldiretti, sulla base di dati Istat, sembra però andare in direzione opposta ai numeri elaborati dal Centro Studi di Sace, secondo cui da gennaio a maggio 2019 l’export italiano in Canada è cresciuto di quasi il 13% rispetto allo stesso periodo del 2018.

IN SALITA LE ESPORTAZIONI DEL 2018 – Per Confagricoltura è opportuno analizzare il quadro di insieme a due anni di applicazione formale del Ceta. “Proprio qualche giorno fa – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Vincenzo Lenucci, direttore dell’area economica – il commissario al commercio della Commissione, Cecilia Malstrom, ha presentato i dati sull’export europeo verso il Canada: per il settore agricolo ed agroalimentare si è registrato un aumento delle esportazioni europee del 7%”. In riferimento al comparto lattiero-caseario, le elaborazioni del Centro studi di Confagricoltura dicono che le esportazioni di formaggi italiani in Canada nel 2018 sono cresciute rispetto al 2017 di oltre il 27% in valore e di quasi il 29% in quantità, con notevoli percentuali in aumento per tutti i prodotti considerati. “È interessante – sottolinea Lenucci – notare l’andamento degli acquisti canadesi nel corso dell’anno”. A ottobre e novembre 2018 si è registrato un picco degli acquisti di formaggi e latticini italiani. “L’andamento – spiega – è lo stesso degli anni precedenti (aumentano gli acquisti a fine anno), ma valori e quantità sono di gran lunga superiori”. Nel 2018 l’export di Grana Padano e Parmigiano Reggiano è aumentato di circa il 20 per cento, sia in valore, che in quantità. Ma nei primi mesi dell’anno successivo gli acquisti si riducono.

L’INVERSIONE DI TENDENZA – Secondo i dati di Confagricoltura nei primi sei mesi del 2019 rispetto al primo semestre del 2018, l’export italiano complessivo verso il Canada è aumentato del 10,9% in valore e quello agroalimentare è cresciuto dello 0,5%, ma anche per la confederazione l’export di formaggi è diminuito del 32% circa in volume. “Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano – spiega Lenucci – si registra un calo percentuale simile, ma una flessione più contenuta dell’export in valore (-19%). Per Confagricoltura, un’interpretazione potrebbe essere che nei primi mesi del 2019 i magazzini canadesi erano pieni. Una seconda considerazione – aggiunge – potrebbe essere che il forte aumento degli acquisti prima della fine dell’anno sia dovuto all’utilizzo pieno dei contingenti agevolati”. In questo caso, parleremmo di un dato “estremamente positivo”. “In Canada i nostri formaggi originali e con il Ceta tutelati per le loro denominazioni – sottolinea il dirigente dell’area economica di Confagricoltura – sono fortemente apprezzati e la possibilità di poterli vendere senza i dazi (che ne aumentano il prezzo nel mercato canadese e che sono stati eliminati proprio dal Ceta) fa crescere gli acquisti da parte dei commercianti del Paese.”

L’ALLARME DI COLDIRETTI – Secondo Coldiretti l’accordo Ceta ha legittimato per la prima volta nella storia dell’Unione europea le imitazioni del made in Italy a partire dal Parmigiano Reggiano, che può essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. “Ma è anche possibile produrre e vendere Gorgonzola, Asiago e Fontina – denuncia Coldiretti – mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall’imitazione di bassa qualità”.

L’INVASIONE DEL TAROCCO – Di fatto, il Canada è arrivato a produrre 6,3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), in aumento del 13% rispetto al 2018 e 4,5 milioni di ricotta locale, 1,9 milioni di chili di Provolone taroccato e 74 milioni di chili di finta mozzarella “ai quali si aggiungono 74 milioni di chili di mozzarella e 228mila chili di un non ben identificato formaggio Friulano, che certamente non ha nulla a che vedere con la Regione più a Nord est d’Italia”.

GLI EFFETTI – Le conseguenze non riguardano solo Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Se l’intero settore caseario nazionale, secondo l’analisi di Coldiretti, ha registrato nei primi sei mesi del 2019 un crollo delle quantità esportate in Canada del -32%, ci sono punte negative del -33% per il Provolone, del – 48% per il gorgonzola, del -46% per il pecorino romano ed il fiore sardo e del -44% per Asiago, Caciocavallo, Montasio e Ragusano. “Se concediamo al Canada di poter utilizzare i nostri nomi – spiega il responsabile dell’area economica della confederazione Lorenzo Bazzana – è inutile condurre battaglie con altri Paesi. L’accordo Ceta non tutela i nostri prodotti”. Non è solo una questione di denominazioni protette (sono 41 quelle ottenute dall’Italia su 300 prodotti Dop e Igp). “Al di là del fatto che l’accordo include sono una minima parte delle nostre eccellenze – spiega Bazzana – e che molte aree del Centro-Sud non sono proprio state prese in considerazione, le denominazioni protette concesse al nostro Paese non sono garanzia di tutela. I canadesi possono continuare a commercializzare le imitazioni dei nostri prodotti con piccoli accorgimenti, come il cambio di parte del nome”.

LA QUESTIONE DELLE QUOTE – Sul crollo dei primi mesi del 2019, Confagricoltura ha raccolto le segnalazioni degli industriali di settore, che attribuiscono un certo peso a un’inefficiente gestione delle quote previste dall’accordo, su cui già due anni fa il direttore generale del Consorzio Grana Padano aveva lanciato l’allarme, denunciando la “distribuzione a pioggia delle quote a operatori improvvisati, anziché agli storici importatori strutturati”. “Le quote – spiega Lenucci a ilfattoquotidiano.it – sono composte dalle quantità di formaggi che possono essere esportate senza dazi: in sei anni saranno azzerati i dazi per 18.500 tonnellate di formaggi europei, che corrispondono al 4% del mercato di settore canadese”. Sono stati rilevati dagli operatori italiani difficoltà nella gestione delle licenze di importazione “che risulterebbero – aggiunge – in buona parte assegnate a produttori canadesi, con un conseguente rischio di inutilizzo. Quindi l’intero contingente agevolato non è completamente accessibile agli esportatori europei”. Il tema è sui tavoli delle istituzioni competenti. “Con l’accordo – conclude il direttore dell’area economica – sono state istituite, infatti, delle commissioni compartecipate da rappresentati delle due parti firmatarie (Ue e Canada) che analizzano in modo mirato le eventuali problematiche emerse, e che magari emergeranno ancora, nel corso dell’attuazione dell’accordo. E la commissione ha chiesto già una revisione del sistema di gestione delle quote dei formaggi”.

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