Domenica 22 settembre 2019, la chiesa di San Torpete in Genova – insieme con cinque chiese della tradizione luterana protestante – ha accolto l’invito dello scultore fiorentino Giovanni De Gara di coprire la porta della chiesa con l’oro delle coperte termiche con cui la Guardia Costiera riscalda i profughi che si avventurano nel Mediterraneo, salvati da naufragio e morte sicura. Non tutti possono ricevere la coperta dorata, perché molti sono inghiottiti dalle acque nere degli abissi.

L’impatto è scioccante, chiunque attraversa la piazza non si rende conto e chiede e s’imbatte con una realtà – la transumanza di popoli, dall’Africa, dai Balcani, dal Sud – costretto a riflettere senza scappatoie e sentimentalismi. La porta della chiesa è scaldata dal bisogno dei poveri, dallo sguardo di speranza di chi, per diritto innato, cerca una vita migliore, una vita benigna per sé e i propri figli.

La distinzione che gli ingiusti fanno tra “migranti economici” e “migranti profughi politici” è perversa dalle fondamenta, perché non tiene conto che la povertà, specialmente dell’Africa, è conseguenza dell’opulenza dell’Occidente che da almeno quattro secoli depreda il Continente Nero di ogni ricchezza, materie prime, legname, risorse energetiche naturali fino allo schiavismo. Lo fa “a casa loro”, senza chiedere il permesso.

Oggi l’Occidente è chiamato dalla Storia a tirare le conseguenze della propria protervia, della propria economia di potenza che annienta chiunque si oppone al sopruso e al ladrocinio. I migranti sono figli del bisogno creato dalla violenza e dal sopruso dell’Occidente che oggi, come il povero Lazzaro evangelico, vengono alla soglia della nostra “civiltà” per accedere alle briciole che cadono dalla mensa degli sfruttatori.

Dopo i due decreti scellerati di Matteo Salvini, eufemisticamente chiamati “Sicurezza 1 e 2”, approvati dal M5S e dallo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è venuto il tempo delle scelte e della chiarezza. Non si può più cincischiare, ma occorre scegliere e decidere da che parte stare. Il Diritto internazionale riconosce a tutti i cittadini del mondo il diritto individuale di cercare di migliorare la propria vita e famiglia, dovunque credano di poterlo fare. Non può esistere un “Diritto” prima per noi e “solo poi” per gli altri.

Il Diritto è indivisibile, come indivisibile è la vita, la speranza, la dignità, l’onore e la giustizia. Nella Bibbia “la Porta” all’ingresso delle città era il luogo dell’amministrazione della giustizia, cui tutti avevano accesso; Gesù, “Pastore bello”, s’identificò con la Porta dell’ovile. Il Signore, in Genesi 7, chiuse la porta dell’arca dietro di lui dopo che furono entrate tutte le specie animali e tutte furono salve, senza distinzione alcuna.

La Chiesa deve prendere posizione e chiedere un atto di consapevolezza a chi si dichiara cristiano. Chi entra per la porta d’oro di San Torpete in Genova deve sapere che entra attraverso la Porta della Verità e della Giustizia. Deve decidersi da che parte stare perché sappiamo da che parte sta il Dio in cui diciamo di credere. Se entra, deve riconoscere che ogni individuo ha gli stessi diritti e gli stessi doveri; che “prima gli italiani” è pura blasfemia, come lo fu la discriminazione degli ebrei durante il nazismo e il fascismo – che portò a sei e più milioni di morti nei forni crematori. Oggi siamo inorriditi, ma stiamo tornando a quelle orrende condizioni. Chi entra deve dichiarare pubblicamente di non essere razzista, xenofobo, antisemita.

Fino a oggi l’artista Giovanni De Gara e Andrea hanno ricoperto d’oro le porte di una cinquantina di chiese in tutta Italia col progetto “Eldorato”, nome volutamente storpiato di “Eldorado”, la città fantasma di oro inesistente del secolo XVII. Lo storpiamento richiama le fake news, la falsificazione delle informazioni sui migranti usate dai politici senza visione, dai mezzi di comunicazione svenduti al potere di turno.

Tutto nasce a giugno 2019, quando Salvini ha detto di aver chiuso i porti italiani (è una bugia, perché ha solo dilazionato l’ingresso delle navi, non avendo alcun potere di chiudere i porti). L’abate di San Miniato al Monte in Firenze dà mandato a Giovanni De Gara di coprire le tre grandi porte dell’Abbazia, che lo scorso anno ha compiuto mille anni. L’idea di fondo esprime la natura della Chiesa che deve avere la Porta sempre aperta per accogliere tutti, specialmente i poveri, separati, gay, uomini e donne, migranti, italiani e non: nessuno escluso. È una questione di civiltà, è una questione di fede.

Nella parola “El-dorato” c’è un richiamo all’ebraico Elohìm – Dio – per cui si può intendere “Dio dorato”; nella tradizione pittorica bizantina e non solo, l’oro è il colore della divinità, il colore di Dio. “Dimmi, papà, / La pelle di Dio che colore ha? È nera, rossa, gialla, bruna, bianca perché lui ci vuole uguali davanti a sé”. Solo così possiamo sognare di attraversare la Porta d’oro, ad est delle mura del tempio di Gerusalemme, facendo corona al Messia che entra nel “regno di Dio”, il luogo delle relazioni umane, dove ogni persona può compiere l’anelito di giustizia che dà senso alla vita dei singoli e dei popoli. “Aprite le porte della Giustizia: per essa entrano i Giusti” (Salmo 118, 19-20).

Nella hall dell’Onu, casa dei popoli, campeggia questo pensiero del poeta iraniano Saàdi di Shiràz (1203-1291, Iran): “Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, / Sono della stessa essenza. / Quando il tempo affligge con il dolore / una parte del corpo (anche) le altre parti soffrono. / Se tu non senti la pena degli altri, / non meriti di essere / chiamato uomo”.

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