Il cambiamento climatico sta diventando sempre di più al centro dell’attenzione ovunque. Una recente inchiesta di “Yougov” mostra che nel mondo sono ormai ben pochi quelli che ritengono che non ci sia un’influenza umana sul clima o che il problema non esista. Persino nel paese di Donald Trump, gli Stati Uniti, non sono più del 15%. In Italia sono solo il 3%.

Ma allora, cosa fare? Qui la faccenda si fa complicata: come si dice, tante teste, tante opinioni. Fra le tante, qui vorrei discutere un recente articolo sul Sole 24 Ore a firma di Enrico Mariutti intitolato Cambiamento climatico, meglio miliardi nell’auto elettrica o piantare alberi? Certo, un titolo così non può non lasciare perplessi: come si fa a paragonare due cose così diverse? Viene voglia di commentare con qualcosa tipo “meglio un cetriolo o un cacciavite?” Ma vediamo di capire cosa ha in mente l’autore, perché ci illustra molte cose di come sta evolvendo il dibattito sul clima.

L’articolo contiene alcune imprecisioni, ma il nocciolo della tesi di Mariutti è corretto: non potremo mai essere certi al 100% che il cambiamento climatico sia un problema grave, ma non possiamo ignorare il rischio che lo sia. Mariutti cita Il cigno nero di Nassim Nicholas Taleb e il fatto che noi spendiamo forse il 10% del Pil italiano in assicurazioni su eventi che non siamo certi che avverranno, ma che potrebbero avvenire. In sostanza, non sappiamo esattamente cosa potrebbe succedere, ma è meglio prendere precauzioni.

Ma da dove viene la contrapposizione fra alberi e auto elettriche? Mariutti si impegna in questa discussione lanciandosi in varie affermazioni molto discutibili, ma la sostanza è che gli alberi costano meno delle auto elettriche, quindi è meglio piantare alberi. Ma questo è vero, ovviamente, solo se piantare alberi è una strategia altrettanto efficace contro il cambiamento climatico. E qui, mi dispiace, ma non ci siamo proprio.

Mariutti dice “il rimboschimento ci permetterebbe di aggredire direttamente il problema, di ridurre la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera riportando le temperature su livelli ottimali”. Non cita esplicitamente le sue fonti, ma parla di “un paper uscito il mese scorso su Science” che è probabilmente quello di Jean- Francois Bastin e altri intitolato Il potenziale di copertura forestale globale. Articolo interessante, ma non dice affatto quello che Mariutti sostiene. Dice che se ci impegnassimo in uno sforzo gigantesco per piantare alberi ovunque possibile, potremmo arrivare a riassorbire non più di circa due terzi del carbonio di origine umana che si trova oggi nell’atmosfera.

È una cosa buona, certamente, ma non basta e comunque serve a poco, se nel frattempo continuiamo a emettere carbonio. Per “aggredire il problema”, bisogna fare esattamente il contrario: ovvero ridurre le emissioni. Altrimenti il problema diventa sempre più grande e alla fine irrisolvibile, alberi o non alberi. Per questo scopo, l’auto elettrica è un elemento fondamentale perché va proprio alla radice (termine appropriato in questo contesto) del problema eliminando una sorgente di carbonio importante: circa il 24% delle emissioni globali sono causate dal trasporto.

Ora, non mi fate dire che piantare alberi non è una cosa buona. Lo è, assolutamente, per tante ottime ragioni. Ma non basta. Non è neanche certo che gli alberi possano raffreddare il pianeta: il problema è che rendono la superficie terrestre più scura e quindi causano un maggiore assorbimento della luce solare, quindi causano riscaldamento. Poi, ci sono tantissimi altri problemi: non dovremmo parlare di “piantare alberi” ma di “gestione delle foreste,” il che è una cosa molto più complessa e delicata. Le foreste artificiali si rivelano spesso fragili, come nel caso del “Green Wall” in Cina e alle volte fanno più danni che altro.

Purtroppo, però, in questo momento sembra stia passando il messaggio: “nessun problema col clima, basta piantare alberi”. Ma non è così: le soluzioni miracolose non esistono. Non c’è modo di affrontare il problema seriamente se non facendo dei sacrifici.

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