“Quasi 800 persone si sono rivolte a Mina Welby e a me per chiedere di poter morire, avrebbero potuto prendere una decisione diversa se fossero state assistite da un medico, uno psichiatra, un assistente sociale. Questa è una lotta di libertà. Da sei anni aspettiamo, il Parlamento non ha fatto nulla. Ma vinceremo questa battaglia“. A rivendicarlo Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, nel corso di una conferenza stampa a Roma per l’evento “Liberi fino alla fine” per l’eutanasia legale. A piazza San Giovanni Bosco a Roma, nei giardini dedicati a Piergiorgio Welby, l’iniziativa intende chiedere un segnale al Parlamento, immobile da un anno nonostante il tempo concesso dalla Consulta. Il termine per colmare il vuoto di tutele sul tema del fine vita attualmente presente nella nostra Costituzione scade il 24 settembre. Ma nulla si è mosso.

Anzi, negli ultimi giorni non sono mancate le polemiche per una telefonata ‘informale’ della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati al presidente della Corte Giorgio Lattanzi. “La Cei aveva chiesto di rinviare alla Corte, il senatore Gasparri si rivolse al presidente dei vescovi dicendo che ‘bisognava contattare le più alte cariche dello Stato’. Ora sappiamo che Casellati, in modo abusivo rispetto alle sue funzioni, l’ha fatto. Ci attendiamo un segnale di chiarezza da parte del capo dello Stato sulla separazione dei poteri”, ha aggiunto Cappato. E anche Filomena Gallo (segretaria dell’associazione Luca Coscioni) ha rivendicato: “Il Parlamento ha scelto di non esprimersi, ora attendiamo la sentenza. Già in passato le Camere si sono espresse dopo sentenze della Consulta”. “Il governo lasci libero il Parlamento di poter decidere“, ha poi aggiunto Cappato. Mentre, dopo il cambio di maggioranza, Mina Welby spiega: “Vorrei essere ottimista. Dico: ‘Lavorate come fosse per voi, se capitasse a voi. Siamo tutti uguali”.

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